La città invisibile – Domenica 18 febbraio

La città invisibile.
L’amministrazione Minervini a quasi un anno dalla sua elezione si dimostra sempre più “smart” tanto da sfiorare il mutismo sui problemi più importanti della città: lavoro, giovani, territorio, opere pubbliche, ambiente e rifiuti. Affinchè Molfetta non diventi una città invisibile, parleremo ai cittadini e con i cittadini molfettesi, del loro presente e del loro futuro.

Ci vediamo domenica 18 febbraio dalle ore 11, al corso Umberto, altezza Liceo Classico, a Molfetta.

Interverrano:

Gianni Porta, consigliere comunale di Rifondazione comunista Molfetta – Compagni di strada

Antonello Zaza, consigliere comunale di Rifondazione comunista Molfetta – Compagni di strada

Teresa Racanati, candidata alla Camera – Potere al popolo

Beppe Zanna, candidato al Senato – Potere al popolo

Pasquale De Candia, candidato alla Camera – Potere al popolo

«L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. […]

È delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure. […]

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. […]

Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che da lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t’ho detto.»
(Italo Calvino, Le città invisibili)

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